»» Moda italiana in Giappone : é l’ora dell’ Italian Oyaji
di Sergio Grasselli
La nostra quota di export perde punti percentuali, ma forse il fascino del ‘made in Italy’ rimane ancora intatto in tutto il mondo. In particolare per ciò che concerne il design e la moda italiana.
In Giappone, dove l’alta considerazione per il ‘made in Italy’ é stata testimoniata anche di recente dal numero di visitatori del Padiglione Italia all’Expo Universale di Aichi, la nostra moda sembra far decisamente presa ora sugli over 50 o 60.
Un articolo su AP nei giorni scorsi, riportava come una nuova tendenza di vestire sia esplosa in questa fascia di età: non più la scontata ‘uniforme’ dell’ Oyaji (il Giapponese di mezz’età poco attento alla moda, oggetto di derisione da parte delle fasce di età più giovani), ma un look ed in genere uno stile di vita più giovanile, con regole che sarebbero state considerate trasgressive qualche anno fa, quali per esempio, la possibilità che viene data ora agli impiegati ministeriali di non indossare la cravatta.
Ovviamente l’industria della moda si é subito adeguata, con nuove catene di negozi che rispondono a questa nuova tendenza con abiti, accessori, cosmetici pensati per questo target. La parte del leone la fanno le griffes Italiane, tanto che riviste di costume etichettano questo nuovo uomo giapponese come ‘Italian Oyaji’.
A proposito di riviste specializzate, da Marzo in Giappone ne viene pubblicata una nuova dedicata a questa fascia d’età, si chiama Uomo e come il titolo lascia già intendere é fortemente centrata su stile e moda italiani.
Insomma anche se in certe aree del mondo la quota di export arretra e certe volte sembra che la nostra moda non faccia più parte dei programmi di acquisto dei consumatori, in altre fa ancora parte dei sogni di una clientela ricca.
Questo é incoraggiante, ma sopratutto dovrebbe stimolare la nostra industria del settore a monitorare più attentamente le nuove tendenze del mercato globalizzato ed a rispondere tempestivamente alle nuove esigenze che ne scaturiscono. Stare in testa ai ’sogni’ di una potenziale clientela é importantissimo, ma non basta, é necessario ma non sufficiente per fare business, le nostre aziende del settore devono agire con strategie mirate a trasformare potenziali clienti in fatturato.


