»» Industria delle calzature in Vietnam: la concorrenza della Cina e qualche opportunità per l’Italia.
di Sergio Grasselli
In occasione della imminente fiera del calzaturiero che si terrà in Vietnam, ad Ho Chi Minh City, alla fine del mese, autorità politiche e massimi vertici di aziende locali produttrici di calzature, hanno fatto il punto di quella che é la situazione del settore nel loro Paese, evidenziando problemi molto simili a quelli che si vivono in Europa ed in particolare in Italia, nel medesimo comparto produttivo.
Il Vietnam é uno dei più grandi produttori mondiali di scarpe, con un volume di export che l’anno scorso ha raggiunto i 450 milioni di paia ed un valore di 2,7 miliardi di Dollari, collocando questo Paese al 4° posto nella classifica mondiale degli esportatori di calzature; l’export di questo settore é il terzo per ordine di importanza in Vietnam.
Tuttavia la situazione esposta dai vertici economici e politici del Paese é tutto meno che rosea, con un calo nella produzione del 9,25% nella prima metà del 2005. I problemi sembrano perlopiù riconducibili alla concorrenza della vicina Cina che ha messo a nudo punti deboli del settore calzaturiero vietnamita quali il design e l’assenza di marchi propri. Si sostiene infatti che i produttori vietnamiti hanno si una buona tecnologia, ma sostanzialmente producono solo per i grandi marchi internazionali i quali si occupano anche del loro design; ben l’80% dell’export di calzature del Vietnam riguarda produzioni per grandi marchi stranieri. (Asia Pulse via Yahoo news)
Tutti sono concordi che questa situazione espone la loro industria a rischi molto alti già ora, causa la concorrenza di produttori (vedi Cina) che possono offrire lo stesso prodotto indifferrenziato a costi di produzione inferiori. I suggerimenti vanno nella direzione di investire di più nel design (producendo quindi con un proprio design) e differenziare la produzione, per settori di nicchia, sia nel mercato interno che in quello estero.
Molte analogie con l’Europa
Insomma, anche se con una situazione comunque diversa rispetto all’Italia , anche il settore calzaturiero di questo Paese della lontana (non solo geograficamente) Indocina, sembra esposto allo stesso rischio, con problemi simili e con strategie e rimedi per uscire dalla crisi che abbiamo sentito proporre recentemente anche da noi. Pure con un sistema sociale e di retribuzioni sicuramente vicini a quelli della Cina e lontanissimi dai nostri, i vertici di questo Paese cercano di trovare fattori di competitività diversi dal semplice costo della forza lavoro, convinti che per fronteggiare una crisi che già si sta facendo sentire, occorrano investimenti nella progettazione e nel design, strategie di marketing ed un ripensamento delle politiche globali delle aziende.
Opportunità per l’Europa (e per l’Italia in particolare)
I richiami poi a possibili partnership con eventuali aziende straniere che hanno grande esperienza nel design e progettazione, dovrebbe suggerire qualcosa a chi ha guadagnato fama nel mondo per competenze e qualità nel design. Chi ha un’immagine consolidata in questo settore, come l’Italia, dovrebbe pensare che se diventa difficile esportare le produzioni realizzate entro i confini nazionali per ovvie ragioni di costi, diventa più facile esportare design, progettazione e tecnologia proprio nei Paesi che sono diventati di recente produttori concorrenti. Di conseguenza, ciò suggerirebbe politiche dirette a sviluppare quelle aziende e quelle professionalità che pur restando nello stesso settore, si collocano però in segmenti di più elevato profilo professionale, anzichè ostinarsi a difenderne altre che hanno purtroppo un destino segnato dalla globalizzazione dei mercati.


