»» Tessile: regione sudafricana pianifica riconversione
Con la cessazione dell’Accordo Multifibre (MFA), non sono solo le industrie tessili delle aree sviluppate ad essere colpite dalla concorrenza cinese, ma anche quelle dei Paesi in via di sviluppo. Dal primo Gennaio, data della cessazione del MFA, il settore tessile della regione sudafricana sta vivendo momenti difficili, che mettono a dura prova le intere economie dei Paesi di quell’area, le quali spesso si basano sulle manifatture tessili.
Nel Lesotho nei primi 6 mesi dell’anno sono stati persi posti di lavoro pari al 25% della forza lavoro complessiva impiegata nel settore, inoltre molte grandi fabbriche minacciano di chiudere o di ridurre drasticamente gli organici. (fonte irinnews.org)

( immagine da irinnews.org )
La fine dell’Accordo Multifibre ha finito per portare ad un aumento delle esportazioni tessili cinesi in mercati dove prima esportavano massicciamente le loro produzioni Lesotho, Swaziland ed altri Paesi della regione sudafricana. I prodotti cinesi hanno prezzi più competitivi di quelli provenienti da questi Paesi per una serie di ragioni, tra le quali, non secondaria, quella legata alla politica monetaria di Pechino che mantiene volutamente debole la propria valuta. Il Sud Africa é l’unico Paese della regione che sta studiando misure per difendere le sue produzioni tessili dalle importazioni dalla Cina; comunque, qui come negli altri Paesi dell’area, visto il nuovo scenario determinato dalla fine dell’Accordo Multifibre, si ritiene di non poter più competere nel lungo termine in questo settore e si sta quindi pianificando di riconvertire molto del settore tessile in altre aree produttive.


