»»Competitività ed analfabetismo informatico
Quando si parla di competitività (spesso), o meglio di caduta della competitività delle nostre imprese, la promozione di investimenti in innovazione e ricerca, è la ricetta più ricorrente tra quelle proposte. Qualche volta un vero tormentone.
Ci si dovrebbe forse rendere conto più spesso, di quanto, di questi suggerimenti, arriva effettivamente agli attori del sistema, a coloro che dovrebbero prendere le decisioni.

Quante volte abbiamo sentito parlare di informatizzazione nei decenni scorsi? Così tanto che ci si aspetterebbe di vedere una popolazione di Computer geek (dipendenti del computer).
Invece? Invece niente, siamo un Paese di analfabeti informatici. Ce lo confermano le statistiche di Eurostat. Le riportiamo, perchè i numeri, sono molto più efficaci dei discorsi, i quali spesso aridi e pieni di retorica non arrivano a destinazione e non coinvolgono.
E vediamoli allora questi numeri.
Il 59% della popolazione Italiana non sa usare un computer; peggio dell’Italia, in Europa, solo la Grecia. Tanto per renderci conto della gravità , nei paesi scandinavi questa cifra oscilla tra il 10 e il 12%.
Quello che è più agghiacciante, è che la percentuale degli analfabeti informatici in Italia è del 50% nella fascia di età che va dai 25 ai 54 anni; leggasi anche: la metà della popolazione italiana che si trova nel pieno dell’età lavorativa, non sa usare un PC.
Una catastrofe, se si pensa che la conoscenza di tecnologie informatiche è fondamentale sopratutto per attuare quelle metodologie di lavoro che consentono poi alle imprese di competere con successo nei mercati internazionali.
Quale competitività , con una popolazione di analfabeti in ICT ? Cos’è che non ha funzionato (e che non funziona)? Si è parlato così tanto di informatizzare.
Pochi investimenti? Forse. Il rapporto investimenti ICT / PIL in Italia è dell’ 1,7% contro il 3,5% della media UE.
Ma se si fa un giro nelle aziende italiane, si scoprirà che i computer spesso diventano vecchi senza essere mai usati. Lo stesso giro in molte aziende dell’Europa dell’Est evidenzierebbe uno scenario opposto.
I dipendenti delle aziende italiane, considerano un peso partecipare a corsi di formazione ed imparare cose nuove nella ICT. Nei Paesi dell’Est, rappresenta un premio, una possibilità di utilizzare strumenti che non potrebbero spesso permettersi nelle loro case e che possono migliorare la loro vita prima ancora prima della produttività .
Poca formazione allora come una delle cause del nostro ritardo? Si e no.
Sicuramente una formazione non efficace, con metodologie superate. Una formazione che cerca di insegnare l’uso del PC e di Internet, come l’uso di un semplice mezzo meccanico. Non è coinvolgente.
La popolazione italiana non ha capito ancora i benefici che possono derivare dalla ICT e continua a non amarla, anche dopo che c’è stata una certa diffusione di internet anche tra le utenze domestiche.
C’è da vergognarsi di questa situazione? Si! E sicuramente più preoccuparsi che vergognarsi.
