»»Clochards negli USA utilizzano Internet più delle PMI in Italia?
La storia potrebbe sembrare una di quelle tipiche americane, ma non lo è.
E’ qualcosa che invece invita a riflettere sul rapporto che abbiamo con Internet in Italia. Ed è per questo che ho ‘linkato’ quest’articolo pubblicato dall’autorevole e popolare Wired.com.

L’articolo tratta di molte storie di senzatetto che grazie ad Internet stanno abbandonando la vita di strada, riuscendo in qualche maniera a tornare ad una vita più normale.
Come detto non ci interessano le varie storie, ma le considerazioni che fa Michael Stoops, responsabile di National Coalition for the Homeless, un’organizzazione che presta soccorso a coloro che vivono per strada.
Dice Stoops
1. Quasi tutti quelli che vivono per strada negli USA hanno un indirizzo email.
2. Obiettivo primario delle organizzazioni di soccorso è stato quello di fornire un indirizzo email a tutti i senzatetto e consentirgli un collegamento ad Internet (con un accesso gratuito nelle biblioteche pubbliche in tutto il Paese).
3. Un indirizzo email, associato in molti casi anche ad una presenza sulla rete ottenuta usufruendo dei molti servizi gratuiti (es. MySpace), ha consentito a molti ‘homeless’ di conservare contatti con famiglie o amici, di mantenere ancora un piede nella società e qualche volta, come riporta l’articolo (ma questo ora non ci interessa), anche di fare business.
4. Il ‘digital divide’ sembra non esistere per la gente che vive nelle strade negli USA.
E’ sopratutto il punto 4. che ci fa riflettere. Perchè in Italia il digital divide esiste eccome e riguarda tutti i ceti. E sta producendo (ma produrrà molto di più in futuro, indipendentemente da quanto un sistema sia più o meno ‘welfare oriented’) una divisione tra chi subisce la tecnologia dell’informazione e tra chi riesce ad utilizzarla.
E per le aziende, digital divide si ripercuote sopratutto in una perdita progressiva della competitività .
L’articolo ci suggerisce poi, che se i barboni in America utilizzano Internet più di quanto faccia la ‘middle-class’ in Italia, significa che è un problema di cultura e non di disponibilità o meno di attrezzature informatiche.
