»»Sull’incapacità dell’Italia di attrarre investimenti stranieri

L’Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Ronald G. Spogli ha espresso nei giorni scorsi la speranza che sia possibile far aumentare gli investimenti americani in Italia, portandoli a livello degli altri Paesi europei paragonabili al nostro.

La dichiarazione dell’amabasciatore Spogli, non fa altro che rimarcare l’incapacità cronica del nostro Paese di attrarre di più e meglio investimenti stranieri, ribadita anche recentemente dall’Ocse, che nel tradizionale rapporto sull’andamento dei flussi di investimenti nei suoi Stati membri, punta l’indice contro le rigidità tipiche dell’economia italiana quali cause della sua scarsa attrazione verso gli investitori internazionali.

Alcune cifre rendono ancora più chiaro il concetto: dal 1997 al 2006, l’Italia è riuscita ad attrarre solo 128,8 miliardi di dollari in investimenti esteri diretti, (solo undicesima piazza nella classifica dei 30 Paesi del “club”), contro i 797,2 miliardi della Gran Bretagna, i 480,8 miliardi della Francia e 473,2 miliardi della Germania. Per quel che riguarda la Gran Bretagna, c’è da notare che ha raccolto, solo nel 2006, 54 miliardi di investimenti nei servizi provenienti dagli Usa.
Ed il trend per l’Italia non è incoraggiante, registrandosi nell’ultimo anno un calo da 20 a 16,6 miliardi sui flussi in entrata, mentre i flussi in uscita sono lievemente aumentati da 41,8 a 42,1 miliardi.

Tomaso Veneroso, Presidente della Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo in USA, sul tema dice:

“L’Italia non riesce ad attrarre investimenti e nè riesce a sostenere le imprese all’estero ed al momento l’iniziativa imprenditoriale di internazionalizzazione è totalmente affidata all’associazionismo imprenditoriale. […] I nostri politici evidentemente non sanno cosa vuol dire lavorare all’estero, trovare contatti, insediarsi e costruirsi un mercato, e nonostante non lo sappiano, vogliono spiegare al mondo cosa sia il Made in Italy. La classe politica non conosce il Made in Italy nè conosce le imprese perchè non ha mai fatto impresa e quindi lascia l’onere di trainare l’economia alle iniziative imprenditoriali. A tal proposito tengo a sottolineare che oggi il fattore stregicamente critico dell’Italia sono le sue piccole e medie imprese, ma soprattutto gli imprenditori italiani nel mondo, che hanno accumulato negli anni esperienze e capacità che non hanno prezzo.”
(fonte)

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