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»» Accordo Cina UE sul Tessile, quali conseguenze per le imprese italiane?

 

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di Sergio Grasselli

Malgrado il successo delle trattative concluse con un accordo che fissa il tasso di crescita annuo dell’export di prodotti tessili cinesi verso l’ UE, il Commissario Mandelson non si esprime sulle possibilità che una formula simile possa essere adottata anche per altri settori.

In particolare, ora é il settore delle calzature che lamenta maggiormente l’invasione di import dalla Cina (incremento del 700 percento), ma Mandelson in proposito si é limitato semplicemente a dire che “future dispute saranno trattate caso per caso”.
Mandelson é invece tornato sull’accordo appena siglato, aggiungendo che questo rappresenta un’opportunità per le imprese dell’UE che operano nel settore tessile.
In questi 2 o 3 anni, molte aziende europee dovranno ristrutturarsi per collocarsi in segmenti di mercato tali da non soffrire la concorrenza delle aziende cinesi, quando questi limiti cadranno definitivamente. ( da Asianews )

Questo vale in particolare per le imprese italiane. Ce la faranno le nostre imprese del tessile, in questo periodo di 2 o 3 anni che il Commissario UE Mandelson ha chiamato non a caso, ‘breathing space’ o ‘additional respite’ (un periodo di respiro) a vincere questa sfida competitiva?
Ce la faranno a ristrutturarsi, a riorganizzarsi su basi culturali del tutto nuove?
Si perchè qui non si tratta solo di innovazione tecnologica, Mandelson parla giustamente di “…move up the value chain and to find its niche …”, cioé di innovare il prodotto e di trovare nuovi mercati: di nicchia.

Ciò significa per le nostre imprese, investire anche nel marketing, nella creazione di marchi, nella costruzione di un’identità aziendale e di una solida immagine nei mercati internazionali; il nostro prodotto tessile insomma ben identificabile e riconoscibile come di prestigio rispetto alle produzioni cinesi e dei Paesi emergenti.
Ci sono le professionalità idonee a fornire alle aziende questo tipo di supporto? Ed in così breve tempo? Viste le fragilità strutturali delle nostre imprese (e di tutto il sistema!) c’é da preoccuparsi, anche perchè non ci saranno ulteriori prove d’appello.

»» La Cina ripensi anche la sua politica monetaria

 

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L’accordo UE Cina sul tessile potrebbe essere la prima di una serie di iniziative che potrebbero portare Pechino a rivedere molte cose della sua politica commerciale ed economica.

A margine del citato accordo sul tessile tra UE e Cina, il Commissario UE Mandelson ha consigliato la Cina di agganciare lo Yuan al paniere di valute straniere.
In un intervista rilasciata ad Associated Press Television News, Mandelson afferma: “Io credo che un tasso di cambio più flessibile, ancorato non solo al Dollaro ma anche ad altre valute, inclusa l’ Euro, favorirà attitudini meno protezionistiche verso le esportazioni cinesi”.

Tuttavia Mandelson non sottolinea l’urgenza per l’UE di far pressione sulla Cina onde indurla a cambiare la sua politica monetaria, contrariamente agli USA, che invece dopo aver fissato nuovamente delle quote sull’importazione di prodotti tessili cinesi, stanno anche facendo pressione perchè Pechino adotti un tasso di cambio diverso dall’attuale (fisso rispetto al Dollaro), il quale avrebbe dato enormi vantaggi commerciali alla Cina. ( da abcnews )

13-06-2005 - in: 00-Fatti, Eventi | Paesi

»» Tessile: accordo Cina Unione Europea

 

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di Sergio Grasselli

E’ stato raggiunto un accordo tra UE e Cina che dovrebbe mettere fine alla disputa sulle esportazioni di prodotti tessili cinesi in Europa. L’accordo siglato dal Ministro del Commercio cinese Bo Xilai e dal Commissario UE Peter Mandelson, prevede un limite all’export di 10 prodotti tessili dalla Cina verso i 25 Paesi della UE .
 

L’accordo in questione stabilisce un limite al tasso di crescita annua delle esportazioni cinesi nella UE e lo fissa tra l’8 e il 12,5 percento (a seconda del prodotto) per questi 10 prodotti che comprendono tra gli altri: capi di cotone, T-shirt, filati di lino, biancheria, tovaglie e pantaloni.

La validità ha effetto da ora fino al termine dell’anno 2007, mentre per il 2008, decaduto questo limite, é stato previsto un meccanismo di consultazione tra UE e Cina per nuovi negoziati indirizzati a risolvere altre eventuali dispute e situazioni anomale che dovessero sorgere nel mercato del tessile in seguito alla fine delle sopra citate limitazioni.

L’accordo evita il ricorso a misure protettive come dazi e quote che l’UE aveva minacciato di adottare in seguito alla situazione anomala creatasi nel mercato del tessile dopo la data del 1° gennaio 2005, data che aveva segnato la fine del cosidetto ‘accordo multifibre’ in vigore sin dal 1994, il quale ricordiamo, limitava la quota di export nel settore tessile.
Nel 1° trimestre del 2005, la quota di importazioni nell’UE di prodotti tessili é aumentata vertiginosamente; qualche esempio: 150 percento l’aumento della quota di T-shirts, 400 percento l’aumento della quota di pullovers, da qui l’invocazione da più parti di misure restrittive all’import proveniente dalla Cina (Italia, Francia e Portogallo in testa).

12-06-2005 - in: 00-Fatti, Eventi
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