»»I settori che offrono migliori opportunità di investimento in Russia

Continua la crescita del commercio al dettaglio in Russia. Relativamente alle opportunità e prospettive di investimenti nel settore, un’ indagine dell’A.T. Kearney pone la Russia al terzo posto dopo il Vietnam e l’India.

Mosca - Catt. San Basilio

Ernst&Young, leader mondiale nei servizi di advisory, mette tra i settori più attraenti che gli investitori considerano: il commercio di generi alimentari (57%), di materiali da costruzione e di rifinitura (55%), di abbigliamento (47%) e di calzature (33%).

L’ente russo per le statistiche Rosstat, dice che il fatturato del commercio al minuto è aumentato nel 2007 in Russia del 15,2%, raggiungendo i 457,1 miliardi di dollari, mentre il settore del retail di abbigliamento è cresciuto del 30%, superando i 250 miliardi di dollari.
(fonte: ICE Mosca)

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»»ICE: per internazionalizzarsi, c’è bisogno sopratutto di aumentare gli investimenti all’estero

Quando si parla di investimenti di imprese italiane all’estero, si deve purtroppo registrare un ritardo notevole del nostro Paese rispetto ad altri europei, come per esempio Germania e Spagna.
E’ quanto ha sottolineato, Umberto Vattani, Presidente ICE, alla convention di presentazione di “Rapporto Italia multinazionale 2006-Le partecipazioni italiane all’estero ed estere in Italia“.

Vattani aggiunge che per internazionalizzare il nostro sistema produttivo, c’è una forte necessità di “aumentare gli investimenti italiani all’estero in quanto la mera esportazione non è sufficiente ad affermare la presenza italiana nei territori esteri“.

Il quadro che emerge è di una Italia in difficoltà nel produrre investimenti netti all’estero e nel attrarre investimenti dall’estero “, ha dichiarato il Ministro Emma Bonino presente alla convention. […]

Alcune cifre

Due dati sono importanti tra i tanti di questo rapporto: il numero di iniziative italiane all’estero è stato pari a 1.354 nel periodo 2002-2006, contro le 2.601 iniziative della Francia, le 3.775 del Regno Unito e le 4.438 della Germania. […]
Il taglio medio dell’investimento è stato di … continua

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»»L’Europa nei programmi di espansione delle aziende indiane di outsourcing

Secondo la società di consulenza Gartner, le aziende indiane che forniscono outsourcing stanno ormai facendo dell’Europa un’area chiave per i loro piani di espansione.
Prendendo atto, che anche le aziende dell’Europa continentale si stanno incamminando sulla strada dell’outsourcing, seguendo USA e Gran Bretagna, i provider indiani pianificano di insediarsi nel vecchio continente strappando quote di mercato ai fornitori locali di outsourcing.

Alcuni dati riportati da Gartner per illustrare il fenomeno: le outsourcer indiane Infosys, TCS e Wipro, per esempio, hanno registrato una crescita superiore al 40 per cento in Europa nell’ultimo anno.

Le aziende indiane, già forti dell’esperienza guadagnata nel fornire il mercato americano, stanno assumendo in Europa, non solo personale addetto alla vendita, ma anche consulenti e project manager per meglio assistere i clienti europei.

I fornitori europei di outsourcing, secondo la Gartner, dovrebbero riorganizzarsi ed internazionalizzare di più le loro aziende, dato che attualmente non dispongono di strategie idonee a fronteggiare la concorrenza indiana.

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»»Servizi di Information Technology: dall’India alla Cina

La crescente domanda di servizi di Information Technology verso l’India, da parte di aziende Europee e sopratutto Nord Americane, sta mettendo a dura prova la capacità produttiva delle aziende indiane del settore.

Infatti, anche se oggi molte aree altre geografiche si stanno proponendo come nuove destinazioni per l’outsourcing, L’India rimane la preferita, assorbendo l’80% dei servizi relativi a IT (Information Technology) e BPO (Business Process Outsourcing) terziarizzati verso i Paesi a basso salario (fonte Gartner Group).

Bangalore

Sembra però che le aziende indiane ora incontrino difficoltà a reperire personale con competenze adeguate; è evidente che il tasso di crescita (esponenziale) della domanda delle aziende straniere per i servizi realizzati in India, è superiore a quello di produzione di tecnici da parte delle scuole indiane. Da qui, anche una corsa al rialzo delle retribuzioni ed il rischio che le aziende indiane diventino sempre meno competitive.

Per far fronte a questo incremento della domanda, le aziende indiane ora guardano alla Cina, come potenziale serbatoio di tecnici più a buon mercato.
Si sta verificando così un fenomeno, che vede le aziende indiane fornitrici di servizi di Information Technology, terziarizzare verso la Cina, quel ‘lavoro che gli era stato appaltato’ da aziende Europee e Nord Americane.

Ciò dovrebbe calmierare i salari indiani nel settore della IT; un ingegnere informatico, con un livello medio di esperienza può essere pagato 500 Dollari in Cina, a fronte dei 700 in India. ( fonte )

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»»Regno Unito ed Europa a confronto su Offshoring

Secondo dati pubblicati da Capgemini, nota società di consulenza nell’area dell’Information Technology, le aziende di Regno Unito ed Irlanda esternalizzano l’8% dei servizi relativi alla IT a partners di altri Paesi, cioè quello che si dice fare operazioni di Offshore Outsourcing. Lo stesso dato, per le aziende europee raggiungerebbe invece un valore intorno al 2%.

Facendo una proiezione futura fino al 2008, i valori si allontanerebbero, raggiungendo il 24% per Regno Unito e 5% per la media delle aziende europee.

Secondo il vice presidente di Capgemini, Andrew Taylor, problemi sociali e culturali sono alla base del divario tra le due aree geografiche. Tuttavia, la competizione globale, non lascerà anche alle imprese europee altra possibilità se non quella di esternalizzare molte delle funzioni aziendali a fornitori di altri Paesi, al fine di ridurre i costi.

La stessa ricerca, confrontando poi dati di aziende britanniche ed americane, mette in risalto, come le prime non reinvestano a sufficienza in innovazione i risparmi ottenuti con le operazioni di offshore outsourcing. Questo si ripercuoterebbe sulla loro produttività: le aziende americane hanno infatti registrato nel 2005, un aumento di produttività dell’ 1,8% contro lo 0,9 di quelle britanniche.

L’azienda diventa più competitiva, con operazioni di offshore outsourcing, solo se reinveste in innovazione i risparmi con queste ottenuti. Intendere offshore outsourcing, solo come riduzione dei costi, è una strategia che può solo indebolire l’azienda nel lungo periodo.
( fonte )

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